diario del tour in Ungheria_ Quinto giorno

Sono le 23.30 Italiane, mentre qui in Romania sono le 00:30. Paola è ripartita verso casa, mentre noi abbiamo viaggiato per circa cinque ore verso Szatmárnémeti. Prima di superare il confine, Sandor ci ha fatto notare quanto diversa sia la parte est dell' Ungheria, è la parte più povera, solo casette molte di queste mal ridotte o abbandonate. Ci sono enormi spazi verdi e terra destinata all'agricoltura, ogni tanto qualche gregge di pecore o di mucche che hanno la fortuna di scorrazzare indisturbate. Il tempo è bruttino, ma all'interno del furgone non mancano le risate, Nikolai e Sandor tengono banco con storie incredibili, hanno collezionato delle esperienze veramente interessanti e divertenti. Io ormai sono entrata in modalità English, capisco praticamente tutto (grazie anche ad Andrea che prontamente sana le mie lacune!). I have improved my english a lot!!

cena rumena

L' hotel è veramente bello, di lusso direi! Abbiamo cenato tutti insieme, riso e scherzato. Io e Andrea siamo molto colpiti, finora Sandor ha sempre predisposto che il menù fosse anche vegano rispettando così sia noi che Nikolai (vegetariano). Notevole. Domani suoneremo in un teatro molto bello e grande, mi hanno detto, farò delle foto 🙂

Notte guys.

diario del tour in Ungheria_ Quarto giorno

È l' 1.00, oggi il concerto si è tenuto a circa un'ora di strada. Fatico ancora a credereci, ma oggi io e Andrea siamo andati a prendere Paola (la ragazza che ha fatto i disegni della copertina del nostro disco) alla stazione dei treni qui a Vac! Sì, avete capito bene! Da Trieste si è organizzata e da sola ci ha voluto raggiungere fin qui, per condividere almeno un concerto del nostro tour, è una superdonna!
Siamo partiti col furgone tutti insieme e via verso la meta (un nome che non tento nemmeno di scrivere qui, l'ungherese è veramente una lingua difficilissima).

the van

Anche oggi Barnabas, il fonico che ci segue in tour, ha fatto un lavoro incredibile, si sentiva benissimo, anzi sul palco mi sembrava di avere una percezione del suono ancora più buona di ieri. Il concerto è stato meraviglioso, in particolare Nikolai che credo abbia fatto la sua miglior performance. Io non sono molto soddisfatta di me, il fatto di dover parlare in inglese per presentare i pezzi e relazionare un po' col pubblico, mi richiede molta energia, insomma non ho ben chiara la percezione di quanto riesco a dare e della qualità della mia esecuzione. Andrea era in splendida forma, sempre meglio.
Sono molto felice della risposta del pubblico, la gente è molto cordiale, generosa e genuina, siamo trattati con assoluto rispetto, è un'avventura che non dimenticherò mai.

diario del tour in Ungheria_ Terzo giorno

Sono le 01 e 38 minuti, sono a pezzi, in questi momenti ripenso a tutte le volte che mi sento dire “ma che lavoro fai?” e io “la cantante e l'attrice di teatro” “ah bello bello, no ma intendo di lavoro cosa fai?”… in Friuli (ma non solo) spesso si compara il lavoro alla fatica richiesta per farlo, o alla quantità di denaro che tale attività frutta. In ogni caso fare l'artista viene considerato solo divertente, ma oggi più che mai, non è esattamente il solo aspetto che andrebbe notato!

indicazioni

Dopo tre ore in furgone arriviamo alla meta, una sala molto grande, ci attendono gli organizzatori e i tecnici naturalmente già pronti per il soundcheck. Il suono mi sembra addirittura più bello di ieri! La sala si riempie e inizia il concerto. Io e Andrea non resistiamo e ci sediamo fra il pubblico per ascoltare i nostri colleghi, particolarmente ispirati: Roland è in super forma, precisissimo come ieri ma più emozionante, forse è semplicemente la seconda volta che lo sento!; Sandor rapisce e comunica con passione ogni sua nota ogni suo respiro, i brani che esegue sono uno più bello dell'altro; Nikolai è decisamente più presente di ieri, la sua performance convince il pubblico che lo acclama battendo le mani seguendo un Bip che solo il pubblico sente, qui usano applaudire tutti insieme a tempo! Forte eh? Arriva il nostro turno, Andrea è in splendida forma, lo sento molto concentrato. Rispetto a ieri faccio qualche errore di troppo per i miei gusti, ma c'è feeling, il sentimento, e la musica arriva al pubblico, così come le mie parole tra un pezzo e l'altro. Ci chiedono il bis, applaudono insistentemente…che emozione. Terminiamo suonando la cover dei Beatles, stavolta cantano anche Sandor e Nikolai, che team! A very crazy team! Tre ore di furgone e ora sono qui che scrivo, gli occhi mi si chiudono. Buonanotte. 🙂

diario del tour in Ungheria_ Secondo giorno

Giornata incredibile!!! Sono stesa sul letto vinta dalla soddisfazione e dalla fatica, le gambe mi dolgono come se avessi fatto una lunga camminata, che giornata!!! Al mattino Sandor ci ha voluto mostrare il suo studio e le sue chitarre, tutte diverse, fra tutte mi hanno impressionata la baritona a 16 corde e la baritona classica (sei corde), quest'ultima suonava in modo molto particolare perchè Sandor ha cambiato l'accordatura, mettendo le due corde centrali un'ottava più in alto, l'effetto è spiazzante e magico allo stesso tempo, ne escono delle armonie molto interessanti. Una pizza a pranzo, per la gioia di Andrea e poi finalmente tutti in teatro a fare il soundcheck!

Il suono era ottimo, l'atmosfera frizzante,  ben accordata con gli animi di ognuno di noi! E la sera il concerto!!!!! In scaletta noi eravamo gli ultimi, abbiamo potuto quindi sentire i nostri colleghi: Roland preciso e molto bravo tecnicamente, ha suonato pezzi complicatissimi anche all'ascolto, Sandor magico e profondo, emozionante e poi ha pure suonato "Adria" di sua composizione che io amo moltissimo; Nikolai, un musicista bulgaro molto bravo e simpatico, che oltre a suonare la chitarra acustica suona anche uno strumento tradizionale della sua terra: la tambura. Ancora mi trema il cuore se ripenso alla nostra esibizione, la risposta del pubblico è stata meravigliosa, ero preparata al silenzio dopo ogni pezzo (come mi era stato preannunciato quale abitudine del posto) invece…alla fine di ogni pezzo seguiva un grosso applauso in particolare dopo "Senza". Ho ancora i brividi. Il panico che avevo inizialmente rispetto al comunicare in inglese ad un pubblico ungherese mi ha forse permesso di concentrare le ansie sulle frasi di presentazione mentre nell'esecuzione dei pezzi mi sono diciamo "sentita a casa" e ho dato il meglio! Andrea era emozionato ma l'ho sentito forte e presente! Abbiamo ricevuto molti complimenti, siamo arrivati al cuore, ci hanno detto, ed è proprio questo quello che per noi conta di più.

Abbiamo terminato la serata suonando tutti insieme un pezzo dei Beatles "Norwegian wood" (con ampio spazio all'improvvisazione), un' emozione che non posso descrivere. La tecnica era a servizio dell'anima vestita di musica…

"Everything is Light if you look inside your soul"

diario del tour in Ungheria_ Primo giorno

Sono le 22.03, mi trovo in una confortevole pensione “zeke panzio” a Vac. Dopo ben sette ore di viaggio in auto, passando per la trafficosissima Budaperst (il navigatore ha voluto farci visitare per forza le stradine del centro in orario di punta presumo), abbiamo potuto riabbracciare il nostro prezioso amico Sandor!!! L'emozione è stata forte, erano mesi che aspettavamo di rivederlo e di giungere in terra Ungherese. Ci hanno accolto il sole e una temperatura quasi estiva, il posto in cui alloggiamo è in una zona tranquilla molto silenziosa ed è circondato dal verde, sarà questa la nostra casa durante tutto il tour, soltanto per il concerto in Transilvania non pernotteremo qui.

Sandor ci ha accompagnati a cena in un ristorante con la vista sul Danubio, non c'era nessuno, soltanto noi tre. Sandor ci ha spiegato che molti posti come quello stanno rischiando di chiudere perchè non hanno lavoro. La situazione politico-sociale in Ungheria non è delle migliori…Prima di riportarci a casa, ha voluto farci vedere il teatro dove si terrà il nostro concerto domani, all'entrata c'era la locandina: che emozione, domani alla luce del sole farò delle foto!

(nella sezione foto ne trovate altre :))

10 . Tu sei qui

 

Riprende finalmente, dopo una lunga pausa, il track by track dei Deja! Oggi è la volta di “Tu sei qui”, una bella canzone d’amore. Ricordo che si può ascoltare il brano intero qui, ma solo fino a domani.

Se poi “Laila” vi piace e volete acquistarlo, lo trovate sul sito della Acoustic Music, o su iTunes.


Tu sei qui


Le canzoni d’amore sono le più difficili da scrivere. Ne esistono talmente tante che se fossero stelle probabilmente la notte sarebbe luminosa quanto il giorno! Eppure un cantautore non può non scriverne, è un istinto naturale come respirare. 

Il ritornello di “Tu sei qui” echeggiava nella mia testa da giorni, una melodia fatta a due voci, semplice e sincera come l’abbraccio che aveva suscitato in me il desiderio di scriverla. Dal punto di vista armonico gli accordi con i quali mi accompagnavo al pianoforte erano tanti e ricchi, ricordo che quando suonai il pezzo ad Andrea lui mi disse un po’ preoccupato  “è molto pianistico, onestamente non so se con la chitarra riuscirò a farlo rendere!”. Ci volle un po’ di tempo e pazienza, ma quando poi mi fece ascoltare la parte di chitarra che aveva trovato pensai  “è semplicemente giusto, ogni sua nota, l’intenzione, il tipo di fraseggio, insomma mi piace!”. E’ un brano che amo particolarmente suonare e condividere,  sono una romantica e parlare d’amore mi fa stare bene.  Il testo è credo uno fra i più immediati che io abbia mai scritto, si lascia ricordare facilmente insomma! Ogni volta che la suono immagino un enorme spazio aperto davanti a me, mi sento libera e felice. (Serena)

09 . Expériences sur le mouvement perpétuel

Nono appuntamento con il nostro track by track. “Expériences…” è l’altra strumentale del disco, quindi oggi è Andrea che ci parla della sua composizione. Ricordo che si può ascoltare il brano intero qui ma solo fino a domani.

Se poi “Laila” vi piace e volete acquistarlo, lo trovate sul sito della Acoustic Music, o su iTunes.
Expériences sur le mouvement perpétuel
Questo brano ha una storia piuttosto lunga, in quanto la prima stesura risale almeno al 2006, e l’ho suonato a Sarzana quando ho aperto il concerto di Clive Carroll e Steve Howe. Era molto simile alla versione attuale, l’unica differenza stava nella parte centrale, dove facevo una specie di improvvisazione che però non mi ha mai convinto fino in fondo. Proprio a causa di questo, nonostante mi sia sempre piaciuto, è rimasto parcheggiato fino alla primavera del 2010, quando, dovendo decidere quali brani includere in “Laila”, e visto che anche Serena lo trovava interessante, abbiamo pensato che se fossi riuscito a finirlo sarebbe stato bello averlo sul disco. Così, grazie ad una rinata ispirazione, l’ho ripreso in mano ed in un paio di giorni sono riuscito a trovare il pezzo mancante.
È uno dei pochissimi brani che abbia mai scritto usando l’accordatura DADGAD, ed è idealmente composto da quattro sezioni. La prima in cui uso un pattern ostinato sui bassi e faccio largo uso di scale in harp style. La seconda, che considero il tema principale, più ritmica e ballabile. La terza, quella centrale, più ariosa e romantica. In chiusura ripropongo un mix delle prime due, ma con più enfasi sul ritmo.
Il titolo in francese è un omaggio ad uno dei miei punti di riferimento in ambito chitarristico, ovvero Pierre Bensusan, e l’ho scelto per molte ragioni. In primis l’accordatura, poi l’ostinato di basso della seconda sezione (una tecnica che Pierre usa spesso, come ad esempio nella bellissima “La femme cambrée”), ma soprattutto perché l’incedere costante e monotono dei bassi mi fa venire in mente il moto perpetuo.
Dal punto di vista strettamente tecnico, presenta diversi stretch della mano sinistra piuttosto impegnativi nella prima sezione (per questo alla fine ho deciso di usare il capotasto in seconda posizione), mentre l’impianto ritmico della seconda richiede una certa precisione nel colpire le corde con il dorso dell’unghia. (Andrea)

08 . Quanto ancora

Nuova settimana, nuovo track by track. Oggi vi presentiamo "Quanto ancora". Ricordo che si può ascoltare il brano intero qui, ma solo fino a domani.
Se poi "Laila" vi piace e volete acquistarlo, lo trovate sul sito della Acoustic Music, o su iTunes.

Quanto ancora

Le scelte importanti sulla sorte del nostro pianeta e sul futuro di tutte le specie esistenti, sono in mano ai potenti. L'uomo è stato capace di costruire motori sempre più elaborati, tecnologie sempre più sofisticate, di formulare e realizzare farmaci capaci di allungare la vita di  un uomo, di intervenire sui segni del tempo per avere un aspetto nuovo, giovane. E l'amore? Siamo riusciti ad evolverci anche su questo aspetto? Com'è possibile che ci siano creature che lottano per rimanere in vita mentre altre riescono addirittura a provare noia per la loro!
“Quanto ancora” nasce contemporaneamente alla stesura del testo di uno spettacolo teatrale con il quale ho voluto trattare un tema tanto complesso quanto urgente: lo “sviluppo sostenibile”. Mentre cercavo di  documentarmi sulla materia da trattare, più aumentava la mia consapevolezza sull'argomento, più cresceva la rabbia e il senso di impotenza di fronte ad una situazione mondiale in crisi, segnata dalla diseguaglianza tra ricchi e poveri, dall'inaridimento delle risorse naturali, dall'indifferenza verso le generazioni future! Il testo della canzone è un insieme di domande, è espressione di un disagio che dovrebbe smuoverci verso altri atteggiamenti, verso un nuovo modo di vivere, sostenibile. (Serena)

Tecnicamente, il brano riflette l'angoscia ed il dibattersi dell'animo di Serena in queste domande importanti e difficili. Battute in 3/4 si alternano al 4/4, dando al ritmo un incedere insolito, frasi giocate su una stessa nota lasciano spazio a delicate ed aeree melodie, disperazione ma non senza speranza per il futuro. Il ritornello, con il bordone di re e gli accordi a tratti dissonanti, contribuisce a far crescere la tensione, che poi esplode nel 'no-o-o-o' finale in cui si sovrappongono le linee melodiche di Serena ed il mio solo.
Una canzone che mi sono divertito molto ad arrangiare, in cui propongo diverse soluzioni 'metal'. Chi ci ha sentiti dal vivo noterà sicuramente che il solo è diverso sul disco: questo è nato ad Osnabruck proprio il giorno prima che lo registrassi! Mi piacciono entrambi, ma in concerto preferisco suonare qualcosa di improvvisato e che rispecchi il mood del momento. (Andrea)