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Strasse

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E’ il momento di rientrare in Italia. Strasse.

Si chiude questa parentesi tonda, ma la graffa rimane aperta… Sappiamo già che questo è solo l’inizio di un percorso che, ne siamo certi, non porta a una risoluzione matematica fine a se stessa, bensì a un insieme di elementi che hanno più a che fare con i sentimenti e le emozioni!

Viaggiamo in silenzio. Strasse.

Intuisco che entrambi stiamo, ognuno a suo modo, ripensando e rivivendo tutto quello che abbiamo fatto nell’arco di questi dieci giorni di Tour. Siamo stanchi, è vero, ma sentiamo che ne è valsa la pena, che siamo cresciuti, e che vivere in questo modo è quello che desideriamo. Siamo fortunati perché sappiamo di avere gli stessi obiettivi, gli stessi sogni, e andare verso la stessa direzione insieme ci fa sentire fortissimi. Siamo fortissimi! 🙂

Strasse. Strasse. Strasse.

Adesso basta! “Andrea diamo una strassa (straccio) a Benedetta prima che la smonti in mille pezzi e la semini in terra crucca!!!!! Ha decisamente rotto eh! Madonna! Con quel tono da femmina seccata e supponente!”

Andrea ride, in effetti non ne può più nemmeno lui di sentirla dire “Strasse”! Tanto più che ripensando alle volte che ci ha fatti commettere degli errori di tracciato, viene davvero voglia di alleggerire il peso del camper anche solo di pochi grammi! Anche Trudi sembra aprire la bocca per ridere, poi guardo meglio no, mi sa che ha fame! 😀 Ci fermiamo in Austria per rifocillarci e per bere due caffè: 6 euro e 60! Porca l’oca per non dire altro!!! Che ladrata, dice Andrea. Viene voglia di tornare in Italia se non altro per bere un espresso come si deve e a un prezzo umano.

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Musica, volti, pale, verde, camper, macchine, camion tanti camion, strade, pioggia, autogrill… tante immagini formano un vortice in movimento dentro alla mia mente. Ci avviciniamo sempre più a casa dove ci aspettano i nostri tre gattassi e chi ci vuole bene.

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Dulcis in fundo

Andrea vuole partire presto per arrivare verso le 15 a Bonn dove è già d’accordo di incontrarci con Boris, la persona che ha organizzato l’evento nonché il titolare del bellissimo Café Lieblich! Strasse.

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Io durante il viaggio ho un vero e proprio crollo fisico, in poche parole mi addormento e dormo tanto profondamente da non accorgermi che siamo giunti alla meta e che addirittura Andrea mi lascia in camper per andare a casa di Boris a bere un caffè. Al mio risveglio siamo nuovamente in marcia. Strasse. Boris ci scorta nel luogo dove sosteremo con la nostra “casa di tour”. Andrea mi racconta di quanto bella e luminosa sia la casa di Boris e che anche lui e sua moglie Ute amano gli animali infatti hanno un cane e un gatto! Ecco arriviamo in un parco, un posto silenzioso e verde ma non troppo isolato, mi sembra l’ideale per abitarci una notte. Vicino c’è una chiesetta, Ute dice che è molto famosa perché “è doppia”, mah! Non capiamo in che senso e non lo capiremo perché non riusciremo a visitara, sarà per la prossima volta! Strasse.

Ci prepariamo per la sera, facciamo fare un giretto nel parco alla Trudi, la sfamiamo e attendiamo Ute che ci viene a prendere con la sua auto e ci porta al café. Bonn è una città grande, le case sono di una bellezza notevole, hanno i tetti come i disegni dei bambini, le finestre sono grandi, si scorge facilmente la luce interna delle stanze e si può notare che godono di spazi ampi e di soffitti alti. Attorno alle case ci sono giardini e parchi verdi ben tenuti…strasse. C’è movimento per le strade ma non caos, Ute conduce la sua auto sicura e ci chiede di non commentare la sua guida con il marito, in effetti corricchia abbastanza, per fortuna ho molte cose da vedere e riesco quindi a non dar troppo peso al suo piglio da pilota di formula uno! 😀

Arriviamo al suo Café. FB_IMG_1445445696949 FB_IMG_1445445701451

E’ un posto davvero piccino, un confettino con delle comode poltroncine di colori diversi, un po’ da salotto. Boris ci preannuncia che sarà una serata con tanta gente, infatti già un’ora prima dell’inizio del concerto arrivano delle persone proprio per accapparrarsi i posti migliori, ci diamo una mossa e sistemiamo gli strumenti. Decido di non usare il piano, troppo poco spazio, si può fare a meno di lui. Ho fatto la scelta giusta perchè di lì a poco il locale si rimpie a dismisura!!! Boris a un certo punto deve rinunciare ad accogliere altre persone perché fisicamente è impossibile farle entrare nel café, nemmeno facendole rimanere in piedi.

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Penso per un attimo a quando a teatro, recitando concitatamente, è possibile che scappi qualche sputacchio verso chi è seduto in prima fila! E dire che spesso ci stanno sedute le autorità… Rido da sola e cerco di prendere bene visione dell’effettiva poca distanza tra me e appunto, la prima fila. Ce la posso fare, uno sputacchio a tutti è garantito! 😀

Il concerto si rivela il migliore del tour, oserei dire uno dei migliori concerti fatti in all my life. Andrea è scioltissimo e pieno di energia, suona divinamente. Il brano strumentale poi… riesce a incollare pure me all’ascolto che ormai conosco ogni singola nota e ogni singola pausa di quel brano, eppure il tocco, la dinamica e quel qualcosa di diverso che si suona solo quando c’è un pubblico, trasformano il brano in una cosa mai sentita prima.

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Quanto a me, sono calda e centrata. Il suono e le parole escono senza sforzo alcuno, sono come un pesce nell’acqua, sono come un pettirosso nell’aria… Mi astraggo ancora una volta e penso per un attimo ai miei ragazzi del musical…io pettirosso e loro fagiani, rido nuovamente da sola, chissà magari un giorno riuscirò a farli cantare con me all’estero 😉

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La dimensione intima ci permette di interagire molto con la gente, ci sono diverse generazioni riunite in un microcosmo per un comune piccolo motivo: ascoltare il nostro concerto. Il pubblico dimostra ancora una volta di amare la lingua italiana e la sua musicalità. Cantiamo insieme e devo dire che se la cavano ancora meglio che quelli di Colonia! Siamo soddisfatti e concediamo il bis con estremo piacere. Non mancano le chiacchiere miste tra inglese, tedesco, italiano e friulano, in sala c’è una signora che ha un’amica di Udine… com’è piccolo il mondo!

Come sempre chiudiamo con la vendita dei CD e delle magliette. Boris e Ute sono contenti e ci invitano per il prossimo tour che stiamo organizzando, sarà un piacere! Due spillette portafortuna “Serena più che mai” se le meritano proprio 🙂 Non ce la fanno a non contraccambiare e ci regalano due delle loro tazze da tè.

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Ute ci riporta alla casa di Tour dalla nostra scodinzolante Trudi  …  Strasse.

Che bellissima giornata! <3

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Acqua di Colonia

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Al mio risveglio mentre mi appresto a preparare la colazione nella cucinina del camper scorgo, appena fuori dalla finestra un pettirosso, anzi due, no tre! Sono eccitatissimi, staranno preparando pure loro la colazione 🙂 La giornata sembra essere iniziata con l’ala giusta, bene.

Ci mettiamo in marcia, destinazione: Lichtung. Strasse.

Naturalmente piove. Facciamo sei ore di viaggio, ben due ore in più rispetto al dovuto causa code per strettoie e lavori in corso… ma niente paura, arriviamo a Colonia in perfetto orario per fare il sound check, peccato che ci ritroviamo a girare a vuoto in cerca di parcheggio! Strasse.

Perdiamo un sacco di tempo. Strasse.

Non riusciamo a trovare un posto per parcheggiare e scaricare la roba se non a mezz’ora circa dal posto in cui si suona. Se pensavamo di aver fatto fatica fisica a Tubingen, stavolta prendiamo atto che “si può dare di più senza essere eroi”. Strasse.

Facciamo due giri sotto la pioggia trasportando strumenti… dai ora lo posso dire: non ci manca l’acqua di Colonia!!! (me l’ha suggerito Andrea!)

Fra una cosa e l’altra collezioniamo un ritardo di due ore. Infatti la gente è già tutta seduta e noi siamo ancora alle prese con i collegamenti, proprio una figura da italiani!

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Il palco è bellissimo, così come la sala, spaziosa e nello stesso tempo intima. Ci sono dei divanetti con dei piccoli tavolini illuminati romanticamente da candele, la gente sorseggia birra e di tanto in tanto ci guarda.

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Facciamo un sound check di 5 minuti, in effetti non ci serve molto per una voce, una chitarra, una tastiera e le loop stations e di seguito iniziamo il concerto. In sala cala il silenzio, il pubblico punta gli occhi su di noi… è il penultimo concerto del tour, penso, tra pochi giorni tutto questo si sarà trasformato in esperienza e memoria, devo godermi il momento! Iniziamo e la musica scorre piena e forte attraverso di noi. C’è una bella atmosfera, stiamo bene. Ci sorprendiamo a vicenda divertendoci molto, a un certo punto, senza volere, mi ritrovo a fare cabaret con il mio inglese emotivo! In sala c’è una coppia di italiani che se la ride vistosamente.

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Verso la fine, come speravamo, la gente si lascia andare e commenta, esorta, canta con noi. Per la prima volta il pubblico riesce a cantare mantenendo le tre linee vocali quasi intatte, permettendomi di improvvisarci sopra senza fatica. Bellissimo.

Mi sento Serena più che mai! Andrea sorride, e suona con un’intensità sempre maggiore, è intuitivo e sicuro. Mi sento in grado di volare più in alto del solito…ci provo ed è magia.

Chiedono il bis. La serata si chiude con la vendita dei CD e delle magliette. Siamo stanchi ma felici.

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“Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una…bombola!”

Dopo ben sette ore e mezza di viaggio arriviamo a Tubingen, una piccola città composta per lo più da studenti. Piove. Parcheggiamo non vicinissimo al posto in cui suoniamo. Siamo un po’ stanchi ma la voglia di suonare ci tiene su. Ad aspettarci un bel palco all’interno di un locale che offre diverse possibilità di svago oltre alla musica. Il titolare infatti oltre a quel locale ne possiede un altro (dove si può fumare, entrandoci ho fatto un tuffo nel passato, che incubo!) e una sala cinema, insomma pare che si dia da fare per non farli annoiare questi studenti! Un giovane ci da una mano a sistemarci e a fare il sound check. Tutto works!

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Ci sediamo a un tavolino per bere qualcosa in attesa di iniziare il concerto. “Ciao cosa vi porto da bbere?” io e andrea ci guardiamo: è italiano! Si Julian è italiano, viene da Napoli, è qui da un anno e mezzo, sua madre è tedesca e lui si è spostato in Germania per studiare filosofia, dice che in Italia le cose non funzionano e che qui ha trovato una dimensione di studio più concreta e funzionale… ha solo vent’un anni, è un ragazzo intraprendente e sveglio e sa di esserlo, di sicuro lo aiuta anche il suo bel aspetto. Inizia a parlare con Andrea di teorie varie e di computer,  li lascio conversare in pace, ogni mio intervento potrebbe disturbare una sintonia prevalentemente maschile. Intanto prendo coscienza che il locale è ancora vuoto. Attendiamo oltre l’orario di inizio previsto ma niente, vuoto. A un certo punto decidiamo di metterci a suonare, magari sentendo la musica qualcuno entra… infatti così accade. Durante il concerto il locale si anima, non è pieno ma c’è un discreto quantivo di volti e sono per lo più girati verso di noi in ascolto. Suoniamo come se ci fosse un teatro pieno e ci divertiamo, abbiamo deciso di contrapporre l’uso calcolato delle loop stations a parti di pura improvvisazione, così da lasciarci andare e scoprirci.

Non riusciamo a far partecipare il pubblico come nelle sere precedenti, sembrano come bloccati, rigidi, strano, penso, sono più giovani! Peccato.

Alla fine del concerto si avvicina una ragazza dell’età di Julian, pure lei è italiana, del sud. Studia qui. Ci fa i complimenti. La trovo molto bella, ha uno sguardo intrigante come pure il suo modo di muoversi. Mentre parla lascia scoprire volutamente la spalla sinistra e a completare questa immagine sexy pensa bene di accavallare le sue giovani e affusolate gambe. Offre un viso acqua e sapone dal sorriso un po’ furbetto diciamo.

Ed è a questo punto che la serata prende una piega poco simpatica: il titolare acquista un nostro CD, ci da’ gentilmente una mano a portare gli strumenti al camper, ci offre da bere e sempre gentilmente ci dice che non ci pagherà quanto pattuito, ma di meno poiché il locale non era pieno come desiderava. Ma guarda tu! Nell’unico posto in cui ci lavorano degli italiani, anche i tedeschi non sembrano più tanto tedeschi 😀

Io e Andrea non abbiamo né la forza né la voglia di contrattare e discutere. Accettiamo e mettiamo in conto che in questo posto non ci si metterà più piede. Anzi a tutti i musicisti: KINO ARSENAL, qui NON ci andate a suonare pagano poco o ancora meno di poco!

Va bene il peggio è passato, e dopo tutte quelle ore di viaggio, un concerto non corrisposto con relativo nervoso, la pioggia, la fatica fisica di trasportare gli strumenti a mano, ora si va a dormire nella nostra “cameretta di camper” <3 E’ una bella sensazione dormire nel tuo letto ma in posti sempre diversi! Ci si sente liberi e vivi. In un’altra vita devo essere stata una lumaca oppure un paguro… lo giuro!

Una passeggiata notturna con la Trudi, un poche di coccole poi spengiamo le luci e nanna.

Circa verso l’una e mezza di mattina mi sveglio con una sensazione di… freddezza, cerco di riavermi dal torpore, e sento uno strano rumore (giuro che non ho cercato la rima!) guardo il frigo: il led della spia del gas lampeggia. Ma porcaccia la miseria! “Andrea, Andrea, dev’essere finita la bombola del gas!”

Andrea non può fare a meno che accertare l’evidenza.

“E adesso? Congeliamo?” dico io sapendo che in realtà si tratta solo di cambiare la bombola esurita con quella piena che abbiamo in dotazione. Queste sono le tipiche domande che faccio con lo scopo di stimolarlo a fare le cose di sua spontanea volontà. Povero Andrea. 😀 Ci impiega un po’ di tempo ma alla fine riesce a sistemare la bombola e riparte il riscaldamento. Siamo salvi. Stavo già pensando di far salire a letto con noi la Trudi per tenerci tutti al caldo!

“Non c’è riparo quando si è in viaggio, bisogna solo farsi coraggio” canto in una canzoncina che ho scritto per i bimbi… si perchè quando si parte per un’avventura bisogna mettere in conto che qualcosa possa non andare per il verso giusto. Si fa esperienza e si impara.

Fortunatamente i giorni successivi ci riserveranno momenti fantastici e grosse soddisfazioni…. ma di questo parlerò nelle prossime pagine del diario!

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Pagina 3_ Diario di bordo Tour SPCM in Germany

Vinatti…mi mancava!

Trudi è una creatura meravigliosa! Aspetta buona i suoi momenti di uscita dal camper che, ahimè, non sono intensi quanto vorremmo poiché la pioggia non lo permette. Tuttavia il suo scodinzolare e i suoi occhi vispi ci fanno capire che è felice e fiduciosa, forse prima della fine del Tour il sole ci verrà incontro e allora si che si potrà fare una bella passeggiata rilassata.

Andrea è ormai un pilota camperista: parcheggi, retromarce, inversioni a U, sono facili come rigirarsi nel letto. Un bel dieci e lode se lo merita tutto, mentre la nostra cara Benedetta si prende una grave insufficienza: si perde nel nulla e vuole avere ragione, crede di essere dove non è mandandoci in strade chiuse, insomma, deve darsi una regolata altrimenti le cambiamo il nome in Maledetta!

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Il paesaggio sebbene ingrigito dalla pioggia, lascia intuire dei colori autunnali stupendi e grandi spazi ancora verdi. Ci troviamo a Mahlow, nella periferia di Berlino, a quindici minuti dal luogo in cui si tiene il concerto, ci aspettano per le 20.

Il campeggio ci sorprende per la cura, la pulizia e gli spazi ampi e per le docce!!! Ah che gran doccia che ci siamo fatti! Vestiti e rifocillati siamo pronti per andare in chiesa. Esatto, il secondo concerto del tour si tiene in una bellissima sala che si trova all’interno di Petrus Kirche, una chiesa molto grande. E’ la prima volta che suoniamo “Bes di diu” (santi soldi) in una chiesa, fa uno strano effetto…Rimaniamo incantati e facciamo qualche foto.

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Ci accoglie Gisela, colei che ci ha invitati a suonare dopo averci sentiti sempre a Berlino nel 2012. Ha aspettato tre anni, ma ora eccoci qui.

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Che emozione vedere il nostro manifesto appeso in bacheca!

Un momento…ma… ma… scoppio a ridere!!! Serena VINatti mi mancava proprio! Pinatti, Finazzi, Finardi, Finati… VINatti mi pare il massimo! Vabbè, che sono io si capisce dalla foto, spero.

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Qui la gente paga anche un biglietto per sentire il concerto, di ben 12 euro, “meglio scaldarsi bene, che non rivogliano indietro i soldi!” penso e rido tra me e me.

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Abbiamo un camerino, ci portano da bere e da mangiare e un manifesto da portare a casa come ricordo. Che gentili. A un certo punto sentiamo un deciso “toc, toc” alla porta, entra un omone enorme in tutti i sensi, che se non fosse per il sorriso aperto stampato sul suo viso, potrebbe sembrare un buttafuori a tutti gli effetti! E’ il Pastore della chiesa, ci da il ben venuto e ci esorta a suonare generosamente per il suo pubblico attento e preparato. Non stimo più nella pelle, vogliamo salire su quel palco e volare…

Voliamo. Tocchiamo terra a metà circa del concerto per un break gentilmente richiestoci affinchè la gente possa bere qualcosa al baretto annesso alla sala concerti, accanto al banco è stato sistemato il tavolino con i nostri CD e i gadget. Si avvicinano alcune persone per parlarci e per comprare i nostri “frutti”.

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Una signora berlinese sciorina un italiano corretto con tanto di congiuntivi messi al posto giusto, ci dice che adora la lingua italiana e che il concerto la sta emozionando moltissimo. Ci ringrazia.

Una signora con due bimbi si avvicina, il maschietto che avrà avuto dieci anni, mi parla timidamente in italiano, mi chiede un autografo con dedica… io mi sciolgo un poco, ma poi divento praticamente vapore acqueo quando la sorella più piccola mi regala due disegni fatti sul momento per me su due foglietti di block notes (ve li mostro nella prossima pagina di diario). Che dolcezza.

Riprendiamo il concerto carichi, la scaletta è più lunga del primo concerto, mi accorgo di essere sudata e di avere le orecchie calde, ma mi sento benissimo e quando mi volto vedo il volto rassicurante e gioioso di Andrea che sta suonando benissimo, soprattutto nelle parti di improvvisazione, lo sento comunicativo come non mai. Il pubblico, come successo nel primo concerto, si lascia finalmente andare verso la fine, partecipando, ridendo e cantando con noi.

Ultimo bis, poi di nuovo al banchetto dei CD. Serata stupenda.

Mangiamo un’insalata di lenticchie e cipolla con pane nero offerta da Gisela, e poi via con la nostra “casa di tour” in campeggio. Dobbiamo dormire almeno sette ore perchè ce ne aspettano altrettante sette di viaggio per il terzo concerto.

Vinatti e Farnier vi salutano tutti 😀

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Che Pale!

  “Corrono le ruote, corre la mente…”. I pensieri richiamano immagini e le immagini i pensieri, i ricordi di sensazioni vissute riemergono scivolando lungo questa autostrada bagnata. Nel 2012 facemmo il nostro primo tour in Germania al fianco di Peter Finger il nostro produttore di allora nonché uno dei più grandi chitarristi acustici esistenti. Fu un’esperienza fortissima, suonammo in teatri gremiti di gente attenta e nordicamente calorosa. Ero molto più agitata e timorosa di ora, l’esperienza insegna moltissimo, per fortuna.

Passano le ore, Andrea è concentratissimo sulla guida, ogni tanto, come il suo solito, dice qualche scemenza, battutine, giochi di parole, e ovviamente io devo applicarmi per capirle tutte subito! Ma chi sta con lo zoppo impara a zoppicare, dicono… infatti a un certo punto me ne esco dicendo: “Che pale!”! Andrea ha un momento di esitazione, poi sorride concedendomi una sufficienza al compito in classe!

E’ incredibile quante pale eoliche ci siano in Germania, e quanto siano belle da vedere, sono enormi! Creano uno scenario futuristico molto suggestivo, piazzate in mezzo a enormi distese verdi dove di tanto in tanto si possono vedere delle mucche XL pascolare beate.

Intanto “Benedetta”, così abbiamo chiamato la nostra voce navigator, si fa sentire dando delle indicazioni con accenti e inflessioni varie non ben identificabili, di sicuro ha origini venete e sarde. Alle volte sembra che si indispettisca, o peggio, che sia disinteressata al nostro incedere dubbioso, fornendo apaticamente le informazioni quasi come se stesse facendo qualcosa di più interessante tipo, che so, flirtando con il Navigator dell’auto d’avanti a noi? Sta di fatto che ci ha fatto perdere per due volte del tempo facendoci uscire dall’autostrada senza motivo, comincio a pensare che Benedetta sia un poco str—-! Biiiiip

“Acque grigie, acque nere, a nessuno le si può offrir da bere!”. Abbiamo bisogno di scaricare i rifiuti dal camper e di allacciarci alla corrente, i serbatoi delle acque impure sono quasi pieni. L’impavido Andrea ha pensato a tutto. Ha stabilito di attraccare (si viene da dir così vista tutta la pioggia che c’è) in un campeggio vicino a Bremerhaven, la città del primo concerto del tour.

Chiuso. Si, per ferie dal 10 al 20 ottobre, beh! Grazie! Sul sito non era scritto nulla!

Dopo un primo momento di smarrimento, telefoniamo a un altro campeggio, chiuso pure quello, ma chi la dura la vince. Ne troviamo uno aperto, siamo salvi. Rimettiamo in assetto il camper e ci prepariamo per il concerto…brrrr ci sono 6 gradi e io naturalmente ho portato con me solo vestiti che possono andar bene per massimo 16 gradi! “Pan e gaban”, mi ha invano insegnato la mia amica Michela, che di viaggi ne ha fatti diversi e sa. La prossima volta giuro che mi bardo!

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Il Café De Fiets dove si suona è molto bello, si capisce subito che è un posto vissuto dalla musica e da chi la ama. C’è un bel palco e vari strumenti musicali, alcuni appesi al muro e altri appoggiati attorno allo spazio scenico. C’è anche un piano verticale, per un momento penso di poter suonare quello ma il re, il mi e il fa centrali non suonano, per cui decido di usare la mia tastiera.

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Gli strumenti? Vi starete chiedendo, ma allora la porta? Il fabbro? Come avete risolto? Eh abbiamo dovuto far tagliare i perni e aprire al contrario la porta… ora riposa appoggiata alla parete in attesa di essere aggiustata e risaldata al suo posto.

Torniamo al concerto: su i volumi, fuori tutto, si inizia… in sala il pubblico è attento e curioso, è un posto tranquillo non molto affollato, suoniamo e la musica avvicina da subito l’iniziale distanza dovuta probabilmente al loro modo di porsi un po’ compito e dal fatto che né io né Andrea conosciamo una parola di tedesco! Suonando interagire con loro diventa via via sempre più facile fino ad arrivare agli ultimi pezzi in un lampo, come se il tempo di un’ ora e mezza si traducesse in una mezz’ora scarsa! Bis! Bis! Ci concediamo soddisfatti e felici.

La serata si chiude con la vendita dei CD, degli adesivi e delle mitiche spillette porta fortuna “Serena più che mai” con il disegno fatto dalla bravissima Simona Ermacora!!!  Primo concerto compiuto e tutti felici. Ora seconda tappa: Berlino!

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Un imprevisto

Abbiamo fatto quasi 1000 km ormai, mi sembra già di sentire odorare l’aria di Mare del Nord!

Io e Andrea abbiamo deciso di affrontare questo tour in Germania noleggiando un camper per viaggiare comodi e sentirci liberi di spostarci a nostro piacimento con accanto la nostra cagnolotta Trudi. Si sta rivelando una scelta davvero azzeccata, e il timore iniziale di Andrea riguardo al guidare un mezzo così sovradimensionato, è svanito dopo aver fatto pochi chilometri e la prima retro forzata andata a buon fine! Dal canto suo Trudi ci ha messo un po’ di ore per capire che non stava succedendo nulla di preoccupante dentro a quella grossa cuccia per cani e umani! Chi la conosce sa che lei avrebbe voluto diventare un pilota, adora viaggiare in auto e avere tutto sottocontrollo, ma stavolta i finestrini le risultavano troppo alti per riuscire a vedere la strada e il paesaggio, si è dovuta dare da fare per trovare un posticino strategico e sicuro dove poter fare da copilota ad Andrea! Ora è completamente a suo agio.

Come prima di ogni evento importante però, non poteva mancare l’imprevisto! Poche ore prima della partenza, in fase di resoconto dei bagagli fatti, mi appresto a entrare in sala prove per prendere un cavo ma… la porta non si apre. Non si apre? Eh no, provo e riprovo, niente da fare, è bloccata dall’interno e non si tratta di una porta normale, bensì di una porta con maniglione antipanico di una cabina insonorizzata! E adesso? Tutti i miei strumenti erano lì dentro! La loop station, il microfono, la tastiera! Aiuto! Mentre io stavo pensando a come far fare un buco sul vetro da un fabbro e poi farlo diventare una finestrella carina da vedere, Andrea aveva già saggiamente valutato due opzioni: suonare in acustico, o far tagliare i perni per aprire la porta e poi farli saldare a porta aggiustata.

Erano le 22:30, cerca un fabbro, chiama, richiama, aspetta, pensa, ripensa… alla fine concordiamo l’intervento del fabbro per la mattina alle 9:30. La giornata finisce con Andrea che dorme tranquillo e io sveglia per ore a pensare “e se non riesce ad aprire la porta?” poi mi lascio andare al sonno. Infondo è stato solo un imprevisto.

A questo punto rimanete sintonizzati per sapere se abbiamo risolto o se dovremo optare per il concerto acustico!