SCUSA

Ci sono persone che si aggrappano ad una parola in particolare e ne fanno un uso smodato. Scusa, per esempio, la si sente dire all'inizio della frase, alla fine, in qualsiasi punto del periodo in realtà. Certo le si può dare un peso diverso a seconda del caso, si possono applicare delle variazioni sul tono o sulla velocità impiegata per dirla. A volte sembra aver perso il suo peso, il suo significato, diciamo che può diventare nei casi estremi, una specie di intercalare…un elemento di congiunzione, come la "e" o il "poi" o altro… E' strano ma chi si ripete, nemmeno se ne accorge, eppure dev'esserci stato il momento di inizio del "vizio", magari in risposta ad un fatto accaduto, un particolare motivo che ha dato il via a questo abbonamento gratuito all'uso della parola in questione. Gratuito per modo di dire, si sa che dietro c'è sempre un prezzo da pagare…per esempio, chi si sente sempre dire scusa, potrebbe imparare ad approfittare della situazione di svantaggio nella quale si mette l'interlocutore-ripetirore! Così diventa facile portarlo a dire o a fare le cose che vogliamo!!! Mi viene in mente anche un'altra considerazione: può essere che "scusa" sia proprio la parola che l'interlocutore-ripetitore vorrebbe gli venisse detta, la parola che cerca insomma, il tappo per chiudere o per aprire a seconda del bisogno…il LA, come si dice!!!! mah!!!

scusa ma ora ho proprio sonno… buonanotte :P

Foglie d’autunno

…farei un viaggio seduta su una di quelle foglie d'autunno, quasi secche ma ancora intere e robuste. Potrei cadere delicata su un prato appena tagliato e ancora umido, per poi scivolare a raggiungere il ruscello e via lontano…oooooh….un bel giro su me stessa mi fa perdere i pensieri tutti insieme, un mulinello ancora, mi fa perdere anche i sensi, per un attimo, un battito di ciglio soltanto. Un ramo troppo prudente mi tiene stretto a se…dormo. Sogno un letto di foglie che coprono un intero mare, e io che non mi posso svegliare…

UNA MANCIATA DI MINUTI

Bisognerebbe poter vivere prima "in matita" e poi "in penna".

Sono tante le volte che ripensando ad un gesto, una scelta fatta, una frase detta o non… ci accorgiamo di aver sbagliato, proprio così SBAGLIATO, magari di poco, sarebbe bastata una manciata di minuti in più o in meno per evitare lo sbaglio e probabilmente le cose sarebbero andate diversamente.

Da bambini sembra che tutto o quasi si possa aggiustare, anche i pensieri. Come? semplice prima si scrive in matita e poi, dopo aver riletto con attenzione più volte si ripassa in penna. Naturalmente se i periodi sono lunghi si può sempre realizzare la famosa "brutta" che precede l'altrettanto celebre "bella copia"!…E la PENNA CANCELLABILE? quella si che era divertente, si poteva cancellare veramente l'inchiostro con la gommina posta sopra il tappo! Ah che magia, anche il più disordinato aveva una possibilità per apparire seguace dell'ordine…Pensandoci meglio (dopo qualche manciata di minuti),  credo che fosse una penna senza carattere, se ci passavi involontariamente sopra con la mano un pò sudata, rischiavi di rendere invisibili le parole appena scritte! Per non parlare della consistenza dell'inchiostro, era troppo granuloso, con quell'inaffidabile effetto tratteggiato quando stava per terminare…nemmeno il colore mi convinceva, nè blu scuro, nè chiaro, nè nero, insomma LA MODA della PENNA CANCELLABILE, per quanto mi riguarda è durata quanto uno sbadiglio!

Eppure non è così facile, dovrebbero dirlo che poi, "da GRANDI", bisogna scrivere subito in penna, a me non l'ha detto mai nessuno, o si?…mah, forse sarebbe bastata una manciata di minuti di attenzione in più…

FORSE UN GIORNO CRESCERO’…

Quando mio padre partiva  allontanandosi di molto  dai confini del mio piccolo mondo di bambina, io avevo paura. Certo, è normale. Sentivo la paura  prendermi molto prima di andare tutti assieme all'aereoporto…dal momento in cui, grazie alla capacità di saper fare attenzione, capacità sviluppata in breve tempo come forma di difesa (credo),  riuscivo a cogliere sufficienti  indizi che testimoniassero l'avvento dello stato di PRE ABBANDONO. In genere un mese prima della partenza. Allora diventavo irrequieta, ricordo di aver fatto svariate stupidaggini con l'intento di farmi notare e coccolare di più.. finte cadute, mal di pacia improvvisi e fortissimi, tossi secche accompagnate da qualche starnuto di rinforzo… Lavoro. Ecco cosa sapevo,  dovevo capire che la paura non voleva me e che io non dovevo volere lei, perchè c'era un motivo valido per cui venivo "abbandonata".., dunque mi sforzavo di pensare a tutto il tempo che avrei passato con lui al suo ritorno, un tempo speciale, perchè pieno di tutte quelle attenzioni mancate che sarebbero diventate intense, quasi imbarazzanti.

Non sono stata molto brava ad imparare come si fa a dare il giusto peso alle assenze..anche se ben motivate! Oggi sono ancora come quella bambina, attenta, pronta a capire prima ciò che stà per succedere…quindi vivo male per la paura che accada e vivo male quando e se accade! Mi sono costruita una specie di trappola dalla quale non riesco a liberarmi, nessuno mi può liberare. Nussuno?

Mi soccorre la consapevolezza, ma le  innumerevoli contraddizioni che mi appartengono, fanno si che si scontri con la mia impulsività accendendo lotte estenuanti…forse un giorno crescerò…

Tasti stanchi

COME I TASTI STANCHI DI UN PIANOFORTE IMPORTANTE, FATICO A CREDERE CHE SI POSSA  DESISTERE DAL PROPRIO INTENTO QUANDO QUESTO E' CONNATURATO IN NOI…ma come è dura suonare quando la meccanica che fa muovere i tasti è logorata dal tempo e dall'esperienza , che spesso insegna cos'è il silenzio e quanto pericoloso può diventare se prende il sopravvento sulla nostra volontà di comunicare magari ciò che ci fa male.

Misurare ogni cosa?

penso che sia impossibile e frustrante cercare dimisurare ogni cosa, ogni parola, in ogni ambiente, lavoro, vita affettiva, tempo libero, studio….Per misurare intendo confrontare in maniera quasi ossessiva il rapporto tra quanto ho ottenuto rispetto a quanto ho dato…E' una trappola dalla quale se ne esce sfregiati, a volte in modo permanente. Non sempre in un'ora di studio capisco due  cose…posso capirne una, o nemmeno quella, in quel caso  stò imparando a capire, è già una cosa no ? Non sempre un sacrificio viene automaticamente premiato, ma se l' ho  fatto con desiderio, allora è  un passo che mi porterà prima o poi da qualche parte, là,  nella direzione che più mi somiglia…

Fare  per il piacere di fare, perchè non se ne può fare a meno, quasi per un bisogno "fisico",  questo è l'intento del quale mi sento complice e vorrei non dimenticarmene mai, anche quando attorno a me le cose sembrano seguire un' altra direzione, anche quando ti accorgi che c'è chi ti misura…

stare con le persone non è più difficile che stare con se stessi.  Cercare se stessi nelle rassicurazioni degli altri è un pò come non trovarsi; seguire un unico modello, quello che penso, ma più spesso voglio  sia il migliore, per quanto possa essere un valido esempio, è voler ottenere il più possibile nel minor tempo possibile…"se faccio come lui divento…" e in realtà è allontanarsi sempre più dall'imparare, dal crescere…dal voler crescere!

penso….