La quarta canzone del nostro track by track è "Senza", di sicuro la più intensa e drammatica interpretazione di Serena. Ricordo che si può ascoltare il brano intero qui ma solo fino a domani.
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Senza

Mi trovavo nel periodo più brutto della mia vita. Amaro, freddo. Mi sentivo persa, sola, ingiustamente privata della mia vita. Tutto era cambiato per me, mentre il mondo pareva procedere indifferente. Come sempre ho iniziato a sentire la necessità di scrivere musica, di cantare, avevo bisogno di sapere di poterlo fare almeno. Non avevo più un pianoforte, non sapevo come aggrapparmi alla musica, non avvertivo nessun cambio di stagione, per me era sempre inverno.
Ormai era diventata un'ossessione, dovevo trovare un modo per arrivare ad un piano, ad una tastiera, insomma a quei tasti bianchi e neri che sapevano dare armonia al mio “sentimento melodico”, rassicurandolo, dandogli un posto dove stare. Dopo tanto cercare, un collega e amico riesce ad aiutarmi, mi permette di usare la sala di musica del teatro in cui lavora, ci vado per diversi giorni nelle ore più calde, quando il teatro è vuoto e silenzioso. E' con un bellissimo pianoforte a coda nero che ho scritto “Senza”, tra una crisi di pianto e l'altra, ho voluto seguire l'andamento irregolare di quel respiro pieno di sofferenza, rispettandone anche le apnee. Ecco che dal punto di vista tecnico ne è uscito un brano dove battute in quattro quarti si alternano ad altre in cinque quarti, per assecondare la metrica delle strofe. Le frasi sono lunghe e fatte ognuna con un solo respiro. La melodia incalza, con un susseguirsi di note che salgono, come se volessero portare all' urlo, alla liberazione mista a rassegnazione.
“Senza” è il primo brano che ho scritto per questo disco, ma uno degli ultimi ad essere stato completato, è intimo e crea una tensione particolare sulla quale Andrea ha lavorato moltissimo e prima di decidere la sua parte di chitarra definitiva c'è voluto un bel po' di tempo. (Serena) 

Questa per me è molto probabilmente la canzone più bella che Serena abbia mai scritto fino ad ora, ha un'intensità rara, ed una rappresentazione del dolore così viva che mi commuove ogni volta. Proprio perché è così intima e vera, vissuta nel senso più profondo, per me è stato molto difficile trovare un arrangiamento di chitarra che non fosse troppo invasivo, e non snaturasse l'essenza del rapporto di un'anima così sensibile con la propria sofferenza. Ho cercato di sorreggere, supportare, provando a non disturbare.
È stato anche il primo brano che abbiamo registrato per “Laila”, e ricorderò sempre cosa ci disse Sándor la sera, dopo le registrazioni: “Mi sono bastati 30 secondi della vostra musica, per capire che siete dei veri artisti”. (Andrea)