Nono appuntamento con il nostro track by track. “Expériences…” è l’altra strumentale del disco, quindi oggi è Andrea che ci parla della sua composizione. Ricordo che si può ascoltare il brano intero qui ma solo fino a domani.

Se poi “Laila” vi piace e volete acquistarlo, lo trovate sul sito della Acoustic Music, o su iTunes.
Expériences sur le mouvement perpétuel
Questo brano ha una storia piuttosto lunga, in quanto la prima stesura risale almeno al 2006, e l’ho suonato a Sarzana quando ho aperto il concerto di Clive Carroll e Steve Howe. Era molto simile alla versione attuale, l’unica differenza stava nella parte centrale, dove facevo una specie di improvvisazione che però non mi ha mai convinto fino in fondo. Proprio a causa di questo, nonostante mi sia sempre piaciuto, è rimasto parcheggiato fino alla primavera del 2010, quando, dovendo decidere quali brani includere in “Laila”, e visto che anche Serena lo trovava interessante, abbiamo pensato che se fossi riuscito a finirlo sarebbe stato bello averlo sul disco. Così, grazie ad una rinata ispirazione, l’ho ripreso in mano ed in un paio di giorni sono riuscito a trovare il pezzo mancante.
È uno dei pochissimi brani che abbia mai scritto usando l’accordatura DADGAD, ed è idealmente composto da quattro sezioni. La prima in cui uso un pattern ostinato sui bassi e faccio largo uso di scale in harp style. La seconda, che considero il tema principale, più ritmica e ballabile. La terza, quella centrale, più ariosa e romantica. In chiusura ripropongo un mix delle prime due, ma con più enfasi sul ritmo.
Il titolo in francese è un omaggio ad uno dei miei punti di riferimento in ambito chitarristico, ovvero Pierre Bensusan, e l’ho scelto per molte ragioni. In primis l’accordatura, poi l’ostinato di basso della seconda sezione (una tecnica che Pierre usa spesso, come ad esempio nella bellissima “La femme cambrée”), ma soprattutto perché l’incedere costante e monotono dei bassi mi fa venire in mente il moto perpetuo.
Dal punto di vista strettamente tecnico, presenta diversi stretch della mano sinistra piuttosto impegnativi nella prima sezione (per questo alla fine ho deciso di usare il capotasto in seconda posizione), mentre l’impianto ritmico della seconda richiede una certa precisione nel colpire le corde con il dorso dell’unghia. (Andrea)