“Tu mi fai girar, tu mi fai girar come fossi una…bombola!”

Dopo ben sette ore e mezza di viaggio arriviamo a Tubingen, una piccola città composta per lo più da studenti. Piove. Parcheggiamo non vicinissimo al posto in cui suoniamo. Siamo un po’ stanchi ma la voglia di suonare ci tiene su. Ad aspettarci un bel palco all’interno di un locale che offre diverse possibilità di svago oltre alla musica. Il titolare infatti oltre a quel locale ne possiede un altro (dove si può fumare, entrandoci ho fatto un tuffo nel passato, che incubo!) e una sala cinema, insomma pare che si dia da fare per non farli annoiare questi studenti! Un giovane ci da una mano a sistemarci e a fare il sound check. Tutto works!

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Ci sediamo a un tavolino per bere qualcosa in attesa di iniziare il concerto. “Ciao cosa vi porto da bbere?” io e andrea ci guardiamo: è italiano! Si Julian è italiano, viene da Napoli, è qui da un anno e mezzo, sua madre è tedesca e lui si è spostato in Germania per studiare filosofia, dice che in Italia le cose non funzionano e che qui ha trovato una dimensione di studio più concreta e funzionale… ha solo vent’un anni, è un ragazzo intraprendente e sveglio e sa di esserlo, di sicuro lo aiuta anche il suo bel aspetto. Inizia a parlare con Andrea di teorie varie e di computer,  li lascio conversare in pace, ogni mio intervento potrebbe disturbare una sintonia prevalentemente maschile. Intanto prendo coscienza che il locale è ancora vuoto. Attendiamo oltre l’orario di inizio previsto ma niente, vuoto. A un certo punto decidiamo di metterci a suonare, magari sentendo la musica qualcuno entra… infatti così accade. Durante il concerto il locale si anima, non è pieno ma c’è un discreto quantivo di volti e sono per lo più girati verso di noi in ascolto. Suoniamo come se ci fosse un teatro pieno e ci divertiamo, abbiamo deciso di contrapporre l’uso calcolato delle loop stations a parti di pura improvvisazione, così da lasciarci andare e scoprirci.

Non riusciamo a far partecipare il pubblico come nelle sere precedenti, sembrano come bloccati, rigidi, strano, penso, sono più giovani! Peccato.

Alla fine del concerto si avvicina una ragazza dell’età di Julian, pure lei è italiana, del sud. Studia qui. Ci fa i complimenti. La trovo molto bella, ha uno sguardo intrigante come pure il suo modo di muoversi. Mentre parla lascia scoprire volutamente la spalla sinistra e a completare questa immagine sexy pensa bene di accavallare le sue giovani e affusolate gambe. Offre un viso acqua e sapone dal sorriso un po’ furbetto diciamo.

Ed è a questo punto che la serata prende una piega poco simpatica: il titolare acquista un nostro CD, ci da’ gentilmente una mano a portare gli strumenti al camper, ci offre da bere e sempre gentilmente ci dice che non ci pagherà quanto pattuito, ma di meno poiché il locale non era pieno come desiderava. Ma guarda tu! Nell’unico posto in cui ci lavorano degli italiani, anche i tedeschi non sembrano più tanto tedeschi 😀

Io e Andrea non abbiamo né la forza né la voglia di contrattare e discutere. Accettiamo e mettiamo in conto che in questo posto non ci si metterà più piede. Anzi a tutti i musicisti: KINO ARSENAL, qui NON ci andate a suonare pagano poco o ancora meno di poco!

Va bene il peggio è passato, e dopo tutte quelle ore di viaggio, un concerto non corrisposto con relativo nervoso, la pioggia, la fatica fisica di trasportare gli strumenti a mano, ora si va a dormire nella nostra “cameretta di camper” <3 E’ una bella sensazione dormire nel tuo letto ma in posti sempre diversi! Ci si sente liberi e vivi. In un’altra vita devo essere stata una lumaca oppure un paguro… lo giuro!

Una passeggiata notturna con la Trudi, un poche di coccole poi spengiamo le luci e nanna.

Circa verso l’una e mezza di mattina mi sveglio con una sensazione di… freddezza, cerco di riavermi dal torpore, e sento uno strano rumore (giuro che non ho cercato la rima!) guardo il frigo: il led della spia del gas lampeggia. Ma porcaccia la miseria! “Andrea, Andrea, dev’essere finita la bombola del gas!”

Andrea non può fare a meno che accertare l’evidenza.

“E adesso? Congeliamo?” dico io sapendo che in realtà si tratta solo di cambiare la bombola esurita con quella piena che abbiamo in dotazione. Queste sono le tipiche domande che faccio con lo scopo di stimolarlo a fare le cose di sua spontanea volontà. Povero Andrea. 😀 Ci impiega un po’ di tempo ma alla fine riesce a sistemare la bombola e riparte il riscaldamento. Siamo salvi. Stavo già pensando di far salire a letto con noi la Trudi per tenerci tutti al caldo!

“Non c’è riparo quando si è in viaggio, bisogna solo farsi coraggio” canto in una canzoncina che ho scritto per i bimbi… si perchè quando si parte per un’avventura bisogna mettere in conto che qualcosa possa non andare per il verso giusto. Si fa esperienza e si impara.

Fortunatamente i giorni successivi ci riserveranno momenti fantastici e grosse soddisfazioni…. ma di questo parlerò nelle prossime pagine del diario!

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