Sesto settimo e ottavo giorno 29-30 settembre e 1 ottobre

DAYS OFF

Dei giorni liberi tra un concerto e l’altro sono indispensabili, soprattutto quando si deve viaggiare per tante ore, e noi non abbiamo autista, segretario, facchino, cuoco, massaggiatore, psicologo, neurologo, podologo, estetista… quindi va da sé che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro se vogliamo dare il meglio di noi e tornare a casa interi. A tal proposito, qui tra pane con i semi, brezel, e altre leccornie penso che toccherò il fondo. Vi anticipo che intendo dare in adozione la mia bilancia in vetro spesso, bianca, con varie funzioni (mai usate): indicazione massa grassa, liquida, in base all’età, al sesso, e qualche altro parametro che non ricordo.

Abbiamo una serie di inconvenienti: Ariel ha la “sciolta” come dice la mia amica Lorenza di Roma e Laila ha vomitato. Accidenti. Dopo un bel po’ di ore di viaggio arriviamo al campeggio di Francoforte. È molto silenzioso e questo ci consente di dormire bene. E il primo giorno off si chiude così.

  

Il secondo giorno off inizia all’insegna dello shopping. In cerca di un negozio per animali, ne troviamo prima uno grande dove acquistiamo un “brodo renal” che Laila gradisce moltissimo e dei biscottoni per cani che Ariel divora felice. Poi, diretti verso un centro commerciale lì vicino, ci imbattiamo in un altro negozio per, e di animali ENORME, dove troviamo “la qualsiasi” come dice la mia amica Dani di Milano. Purtroppo anche qui tengono diversi animali in prigione: conigli, topi, pesci di molte specie. Eccetto per queste “pagine scure prive di numero e titolo, intrise di buio e paure…”, tutto il resto è veramente esaltante da vedere: cucce di ogni tipo, giochi, un’infinità di accessori, il tutto presentato in maniera spettacolare, con fontane, costruzioni a effetto roccia, alberelli, sembra un parco dei divertimenti. Ne usciamo con delle salviette per cani e gatti, un pacco di cibo umido e una cuccia “foffosa” rosa per Laila.

   

Ora si va al centro commerciale: Loop 5. È molto grande… non posso crederci: Veggie House! Cibo tutto vegano e/o vegetariano. Buonissimo. Sono due indiani che lo gestiscono, gentili e sorridenti. Alle loro spalle c’è una parete di piastrelle nere con fughe bianche, le stesse che fanno da sfondo al McDonald’s poco più avanti. Stesso muro, ma da una parte vendono cibo, dall’altra no.

E quello laggiù? Starbucks? Chissà se hanno il latte di soia, per ora nessun bar tedesco lo tiene. Eccome se c’è, il caffè è buonissimo e posso dire altrettanto della fetta di torta alle mele vegana che ci siamo sbafati soddisfatti. Andrea mi racconta che anche in Italia hanno aperto degli Starbucks e ciò ha fatto tanto discutere, perché gli italiani vantano di essere maestri del caffè, probabilmente si sono sentiti minacciati da “questi americani”. A dire il vero, per me da Starbucks si beve un buonissimo caffè e non solo.

Noto che nei negozi lavorano tante persone di etnie diverse. Da Desigual per esempio c’è una ragazza bellissima con il velo, dalla pelle caffellatte, ragazzi di colore fanno parte della security, molti indiani dietro i banconi non solo della ristorazione, tutti integrati benissimo, pare. Ah, ci sono anche immigrati italiani. Da Primark, una catena inglese di abbigliamento a buon prezzo, incontro una famiglia di Pugliesi residenti qui da oltre otto anni. “Ci troviamo bene” dicono. Da Rewe, una catena di supermercati tedesca, altri italiani sempre del sud. A occhio e croce, per me la popolazione qui è al 50% straniera. Questa parte di Germania è decisamente multietnica, mi piace.

Il terzo giorno prese il pane… sì, Andrea prese il pane, quello con i semi!!! Accidenti a lui e alla Germania, è troppo buono!!! Colazione e poi direzione area di sgambamento per cani. Si trova in un paesino vicino al campeggio, grazie a Google e a un signore del posto, abbiamo trovato questo enorme prato recintato con tanto di doppio cancello, panchine, sacchetti per le cacche e bidoni. Penso al paese in cui vivo: Fiumicello, alla mia amica Miriam, e a tutte le volte che ci siamo dette “qui ci vorrebbe un’area di sgambamento per i cani”, ecco la farei proprio come questa.

 

Muniti dei dischi gialli del maestro Werther, io e Ariel ci concentriamo in una serie di lanci scoordinati per lo più, ma ci divertiamo molto. Corre come una matta questa “pussola” e dopo un’oretta finalmente sembra essersi stancata almeno un poco. Decide di occuparsi della sua passione, indovinate un po’? Scavare! Il camper è un disastro urge una pulizia immediata. Scopriamo per puro caso un autolavaggio dove si può usare gratuitamente l’aspirapolvere, e quelle sono aspirapolveri crucche forti, mica cannucce per marmocchi!!! Se non sto attenta mi aspira anche la borsetta! Dopo aver dato una sistemata alla zona guida del camper, decidiamo di andare a pranzo anche oggi da Veggie House. Il camperista pure ha bisogno di punti fissi.

Laila ha vomitato nuovamente, chiamiamo in clinica per un consulto. Probabilmente le ore di viaggio, la foga nel mangiare, un insieme di cose la scombussolano. Bisogna dirlo, qui l’unica rimasta in salute sono io, anche Andrea ha ceduto. Ha mal di stomaco, deve aver esagerato con il cibo speziato, pensa se avessimo mangiato al McDonald’s, probabilmente ora sarebbe a letto disteso con un libro-mattone a leggere e io seduta al suo capezzale. Vi starete chiedendo che cosa c’entra il libro. Anni fa in vacanza Andrea si lasciò andare in una mangiata colossale a una velocità che solo con anni di allenamento si può raggiungere, poi durante la notte, mentre io dormivo beata, si è sentì male, molto male. Decise di non svegliarmi per non disturbarmi. Al mattino, al mio risveglio lo vidi tirato in volto e con un libro in mano. “Cosa fai?” gli chiesi stupita, “leggo, stanotte mi sono sentito male, credevo di morire”.

Domani si suona a Francoforte, in centro, meglio andare a dormire, non prima di aver litigato con la waschmaschine del campeggio e i suoni benedetti gettoni: 4 euro per un lavaggio, d’accordo ma almeno devi funzionare bella! La reception è chiusa ormai, chiediamo aiuto a due tedeschi innocenti appropinquatisi al lavello con le stoviglie da lavare. Non spiccicano una parola di inglese e mezza di italiano, ma alla fine arriviamo entrambi alla stessa conclusione: la lavatrice è rotta.

Notte.