Pagina 33 diario di bordo “Fragile e Fiera” tour autunnale (Germania)

Dodicesimo giorno 5 ottobre

“La mano e il guanto”

Seconda iniezione di antiinfiammatorio per Laila che in ogni caso oggi sta meglio e, cosa molto importante, dal veterinario abbiamo finalmente trovato le sue crocchette!!!

Stasera ultimo concerto di questa trasferta estera, purtroppo.

La saletta è piccolina ma è dotata di palco e di impianto, quando arriviamo ci sono già delle persone. Iniziamo alle 20 circa e con nostra grande gioia ci ritroviamo di fronte John del Folk club! È venuto a sentirci con la moglie e i loro sorrisi amici ci fanno sentire a casa.

Iniziamo a suonare, ci perdiamo nel nostro mondo e ci stiamo proprio bene. Il pubblico non si smentisce, ci ascolta attento e partecipa ogni volta che gli è possibile. Suoniamo bene, forse perché sappiamo che è l’ultimo concerto del tour, non ci risparmiamo, improvvisiamo con l’intesa che solo chi si conosce e si capisce può avere.

“Sembrate la mano e il guanto” dice la moglie di John, Naomi. Alla fine del concerto l’organizzatore ci riempie di complimenti pubblicamente, è rimasto molto colpito dal nostro uso della loop station, della mia voce e della bravura di Andrea… insomma un successo. Anche lui ci dice che vorrebbe riaverci in concerto l’anno prossimo. Bene.

Cosa posso dire? Ci siamo andati a prendere il nostro pubblico fuori da una Italia che è sempre più indifferente verso chi ha qualcosa da dire e lo fa osando, ma senza fare necessariamente “chiasso”. Una Italia che sforna come stampini artisti anche bravi ma tutti troppo simili. Senza presunzione, nel bene e nel male non credo di essere come loro. Non posso far altro che continuare il mio percorso, in fondo un viaggio porta sempre da qualche parte.

Domani si torna a casa…

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Undicesimo giorno 4 ottobre

Folk Club ed è magia

Iniziamo la giornata andando dal veterinario. Ne abbiamo trovato uno vicino al campeggio di Bonn, per fortuna la tecnologia ci permette di ottenere informazioni in tempi veloci. Speriamo sia un bravo veterinario, le recensioni sul web dicono di sì.

Lo studio è pulito, già questo è un dato confortante, è al piano terra di una delle tipiche case tedesche, tetto spiovente, in legno, di ispirazione montana. Il veterinario è giovane, non gli abbiamo chiesto l’età ma io gli darei massimo 32 anni. Si scusa subito per il suo Inglese, lui è Polacco e fino a qualche anno fa lo parlava molto bene, ma da quando vive in Germania non lo usa più. Mah! A me sembra che se la cavi egregiamente, come per altro quasi tutte le persone che abbiamo incrociato fino a ora. Laila è un po’ raffreddata, niente di grave, le fanno una iniezione di antiinfiammatorio, se domani non starà meglio si passerà all’antibiotico. Prendiamo appuntamento quindi per una visita di controllo, meno male che i concerti di oggi e di domani sono vicini tra loro e quindi facciamo base allo stesso campeggio, qui a Bonn.

Facciamo tappa a Remscheid per incontrare un tizio per fissare una serie di concerti per il prossimo anno… suspense…

Ci prepariamo per il concerto, Andrea è euforico perché stasera userà la sua nuova chitarra Martin. Sarà un concerto speciale, tutto eseguito in acustico, ovvero senza amplificazione: è per questo che Andrea userà la Martin che, come dice lui, “suona da paura”, vi faccio notare il linguaggio ancora adolescenziale, d’altra parte le passioni restano giovani!

Oltre a noi si esibiranno diversi altri musicisti, tra cui John Harrison, un inglese dal sorriso contagioso, che sfoggia il classico umorismo british! Deve sempre avere l’ultima parola, e ne ha una pronta per ogni occasione! 😊 Ma si chiamano tutti John in questo tour? Oppure è la versione crucca di “Mario”?

  

Lui, John, è l’ideatore del Folk Club Bonn nonché di questo evento che ospita da sempre artisti locali ma anche internazionali come, in questo caso, la sottoscritta e Andrea. La sala in cui si tiene il concerto è grande, ma ha una buonissima acustica, ci danno la scaletta della serata e noi quali “ospiti d’onore”, suoneremo come ultimi sia nel primo che nel secondo tempo.

In camerino un giovane ragazzo dai lineamenti più gitani che ariani, sembra essere teso, ripete quasi ossessivamente una melodia con la chitarra doppiandola con la voce: il testo è in tedesco, credo. Altri chiacchierano tra loro, qualcuno sistema i suoi strumenti con cura. Ci presentiamo, facciamo amicizia e mi rilasso.

Arriva il nostro momento, John ci presenta, non so cosa dice, ma il pubblico esclama un “ooH” di stupore, chissà che cosa gli avrà detto! Applaudono, entriamo in scena e d’incanto in sala cala il silenzio. Capperi che differenza rispetto al pub a Francoforte!

Libera dal microfono, canto, mi lascio andare, mi muovo, cerco di far arrivare almeno emotivamente il messaggio contenuto nelle canzoni, che in ogni caso prima di eseguire spieghiamo un po’. Andrea è magnetico, quanto bravo è? A volte penso che tutti dovrebbero ascoltarlo perché chi non lo fa si perde qualcosa di prezioso.

Tra il pubblico qualcuno chiude gli occhi, senza russare… 😀 vuole assaporare intimamente ciò che ascolta con interesse. Un pubblico fantastico, il migliore oserei dire. Alla fine del concerto veniamo abbracciati dal calore dei loro applausi, c’è mancato poco che mi scendesse la lacrima! Scopro con enorme piacere che alcune persone conosciute nel nostro tour precedente, sono venute appositamente qui stasera per ascoltarci.

John ci ringrazia e dice che desidera farci risuonare anche l’anno prossimo. Vendiamo un buon numero di CD. Sono soddisfatta.

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Decimo giorno 3 ottobre

E luce fu…

È bello viaggiare. Ricordo che mio padre, quando ero piccola, partiva spesso per lavoro, e a un certo punto ha voluto portare con sé anche me e la mamma. La dogana, l’aereo, posti diversi, lingue diverse. Tutto mi spaventava ma allo stesso tempo ne ero attratta. Forse in me è rimasta viva questa caratteristica, ho solo molta meno paura, per fortuna! Scrivere, suonare e trasmettere emozioni è la cosa che mi piace di più al mondo, mi fa sentire bene, mi riempie di vita, tutto acquista più valore. Vorrei che la tournée durasse di più, sembra che fuori dall’Italia sia più facile per me essere apprezzata. Che buffo, tutti a cantare in Inglese per fare successo, poi canti in Italiano e ti chiamano a suonare all’estero! Mah, la vita è strana forte! Ciò non toglie che vorrei non rientrare a casa, ma poi penso alle persone a cui voglio bene, ai miei due gatti rimasti a casa accuditi dalla zia Dani e dai miei genitori (i nonni). Penso ai miei allievi, ai Sing&Feel (ehi fagiani, noi ci si vede sabato per il nuovo progetto!).

Penso alle mie colleghe, alle mie super ragazze dell’officina élever Sing&Dance, un gruppetto davvero forte! (noi ci si vede giovedì a lezione!!!) anzi, se c’è qualcuno tra chi sta leggendo che volesse iscriversi a questo corso, si può informare andando qui: https://www.facebook.com/EleverContattodanzaCormons/ o può scrivere direttamente a questo indirizzo: elevercontattodanza@gmail.com. Realizziamo ogni anno uno spettacolo originale con musiche, coreografie e testo inedito😊 con debutto a fine anno scolastico!!! … Ecco, pensare a tutto questo mi rende più facile il rientro in patria 😀

Oggi è festa nazionale per la Germania: il Giorno dell’unità tedesca: Tag der Deutschen Einheit. In poche parole tutti i negozi sono chiusi. Una buona occasione per stare tranquilli in campeggio. Ci troviamo a Bonn, una città che adoro sia dal punto di vista architettonico che da quello delle risorse umane. Domani sera suoneremo al Folk Club, una data speciale…

Il campeggio è molto carino, ben tenuto, sulla riva del fiume Reno. Mi faccio una bella risata perché per collegare il cavo della corrente dal camper alla colonnina, bisogna salire su una scala e Andrea, lo sanno tutti gli amici, non è molto portato per le cose rischiose 😀 Tranquilli alla fine ha vinto le sue paure primordiali e “luce fu”.

Laila continua a starnutire, stiamo valutando di cercare un veterinario per farla visitare. È troppo preziosa per noi, non vogliamo rischiare.

Lavatrice, asciugatrice, pranzo, cena e tutti a letto.

 

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Nono giorno 2 ottobre

Terzo concerto

Arriviamo nel pub di John a Francoforte. Riusciamo incredibilmente a parcheggiare il camper abbastanza vicino. Appena si entra in questo pub subito sulla sinistra spicca un vecchio pianoforte verticale in legno color castagna, un’abat-jour posata sul suo corpo, lo abbraccia con una luce calda e materna. Questo locale non sembra affatto tedesco, bensì americano. John infatti è figlio di mamma americana, una musicista, una cantante se non ho capito male.

 

L’inglese di John conferma tutte le impressioni estetiche che il luogo offre, sembra a tutti gli effetti di stare in America, almeno per me che non ci sono ancora mai stata. Mi baso semplicemente su quanto visto in scene di film, foto, biografie come per esempio quella di Billie Holiday, dove vengono in parte descritti questi locali jazz, blues… John ci dice che sua madre è venuta a mancare l’anno scorso ed è stata una grossa perdita per tutti, alcuni clienti fissi ci raccontano che era una figura molto carismatica, una mamma della musica. Era lei che quando la gente iniziava a parlare troppo mentre i musicisti stavano suonando, andava di tavolo in tavolo a dire di ascoltare e rispettare i musicisti. Peccato non averla conosciuta. Mentre attendiamo che arrivi l’ora di inizio, mi siedo al bancone e mi bevo una birra assieme a Simone, una ragazza simpatica con la quale parlo di come si vive in questa parte di Germania e conferma la mia impressione: la parte nord ovest è multietnica, mentre a est ci sono tensioni preoccupanti rispetto agli immigrati. Mi dice che non potrebbe mai vivere in quella zona e che si sente fortunata a stare a Francoforte, dove invece c’è una bella convivenza.

Sono le 21.15 e il locale si riempie di gente. Suoniamo. Qui si usa suonare nudi e crudi, no non in quel senso, intendo senza alcun effetto, voce e chitarra asciutte, pulite! Forse anche questo può far pensare ai vecchi club americani. Io e Andrea ormai abbiamo suonato in così tante situazioni che riusciamo ad avere un bel suono comunque, o almeno questo è ciò che crediamo. Siamo carichi. È il terzo concerto e ogni volta siamo più forti! Devo ammettere però, che non è facile suonare in un pub come questo. Non sempre e non tutti ascoltano, inoltre, è consentito fumare e io, ormai abituata ai locali senza fumo, mi sento intossicare! Così si completa il cerchio “american style”!

A un certo punto si avvicina un anziano signore che pare arrivare da un film fantasy come il “Signore degli Anelli”, con lui un cane color nocciola e bianco. Vuole sedersi proprio dietro di me, entrando nello spazio scenico, anzi diciamo pure attraversandolo! Il cane asseconda il suo padrone, ma il suo sguardo sembra chiedere scusa a tutti per il disagio. A un certo punto il vecchio si alza e con un cappello in mano a mo’ di cestino, passa vicino a tutte le persone presenti, il cane resta accanto a me vigile. Poi, mentre sono in piena improvvisazione, mi si riavvicina porgendomi dei soldi, e se ne va. È davvero un posto particolare questo!

Arriviamo all’ultimo pezzo in scaletta, la gente chiede di continuare ma John non ha il permesso di far suonare oltre le 23. Salutiamo e ci mettiamo a disposizione di chi vuole fare due chiacchiere o acquistare il CD.

Frederic! Si è lui, un amico conosciuto proprio in questo posto due anni fa. Ci riempie di complimenti e con lui posso divertirmi a parlare anche un poco in Francese. Una ragazza bionda e riccioluta si avvicina, mi abbraccia, ci fa tanti complimenti, è italiana, Valeria di Sassari, vive qui in Germania da diversi anni. Ci invita a bere una birra al suo tavolo dove ci sono altri italiani, oltre che amici tedeschi ma noi preferiamo raggiungere in camper Ariel e Laila e cenare, anche se sono le 23.30.

Laila starnutisce di continuo… sempre una!

Notte.

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Sesto settimo e ottavo giorno 29-30 settembre e 1 ottobre

DAYS OFF

Dei giorni liberi tra un concerto e l’altro sono indispensabili, soprattutto quando si deve viaggiare per tante ore, e noi non abbiamo autista, segretario, facchino, cuoco, massaggiatore, psicologo, neurologo, podologo, estetista… quindi va da sé che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro se vogliamo dare il meglio di noi e tornare a casa interi. A tal proposito, qui tra pane con i semi, brezel, e altre leccornie penso che toccherò il fondo. Vi anticipo che intendo dare in adozione la mia bilancia in vetro spesso, bianca, con varie funzioni (mai usate): indicazione massa grassa, liquida, in base all’età, al sesso, e qualche altro parametro che non ricordo.

Abbiamo una serie di inconvenienti: Ariel ha la “sciolta” come dice la mia amica Lorenza di Roma e Laila ha vomitato. Accidenti. Dopo un bel po’ di ore di viaggio arriviamo al campeggio di Francoforte. È molto silenzioso e questo ci consente di dormire bene. E il primo giorno off si chiude così.

  

Il secondo giorno off inizia all’insegna dello shopping. In cerca di un negozio per animali, ne troviamo prima uno grande dove acquistiamo un “brodo renal” che Laila gradisce moltissimo e dei biscottoni per cani che Ariel divora felice. Poi, diretti verso un centro commerciale lì vicino, ci imbattiamo in un altro negozio per, e di animali ENORME, dove troviamo “la qualsiasi” come dice la mia amica Dani di Milano. Purtroppo anche qui tengono diversi animali in prigione: conigli, topi, pesci di molte specie. Eccetto per queste “pagine scure prive di numero e titolo, intrise di buio e paure…”, tutto il resto è veramente esaltante da vedere: cucce di ogni tipo, giochi, un’infinità di accessori, il tutto presentato in maniera spettacolare, con fontane, costruzioni a effetto roccia, alberelli, sembra un parco dei divertimenti. Ne usciamo con delle salviette per cani e gatti, un pacco di cibo umido e una cuccia “foffosa” rosa per Laila.

   

Ora si va al centro commerciale: Loop 5. È molto grande… non posso crederci: Veggie House! Cibo tutto vegano e/o vegetariano. Buonissimo. Sono due indiani che lo gestiscono, gentili e sorridenti. Alle loro spalle c’è una parete di piastrelle nere con fughe bianche, le stesse che fanno da sfondo al McDonald’s poco più avanti. Stesso muro, ma da una parte vendono cibo, dall’altra no.

E quello laggiù? Starbucks? Chissà se hanno il latte di soia, per ora nessun bar tedesco lo tiene. Eccome se c’è, il caffè è buonissimo e posso dire altrettanto della fetta di torta alle mele vegana che ci siamo sbafati soddisfatti. Andrea mi racconta che anche in Italia hanno aperto degli Starbucks e ciò ha fatto tanto discutere, perché gli italiani vantano di essere maestri del caffè, probabilmente si sono sentiti minacciati da “questi americani”. A dire il vero, per me da Starbucks si beve un buonissimo caffè e non solo.

Noto che nei negozi lavorano tante persone di etnie diverse. Da Desigual per esempio c’è una ragazza bellissima con il velo, dalla pelle caffellatte, ragazzi di colore fanno parte della security, molti indiani dietro i banconi non solo della ristorazione, tutti integrati benissimo, pare. Ah, ci sono anche immigrati italiani. Da Primark, una catena inglese di abbigliamento a buon prezzo, incontro una famiglia di Pugliesi residenti qui da oltre otto anni. “Ci troviamo bene” dicono. Da Rewe, una catena di supermercati tedesca, altri italiani sempre del sud. A occhio e croce, per me la popolazione qui è al 50% straniera. Questa parte di Germania è decisamente multietnica, mi piace.

Il terzo giorno prese il pane… sì, Andrea prese il pane, quello con i semi!!! Accidenti a lui e alla Germania, è troppo buono!!! Colazione e poi direzione area di sgambamento per cani. Si trova in un paesino vicino al campeggio, grazie a Google e a un signore del posto, abbiamo trovato questo enorme prato recintato con tanto di doppio cancello, panchine, sacchetti per le cacche e bidoni. Penso al paese in cui vivo: Fiumicello, alla mia amica Miriam, e a tutte le volte che ci siamo dette “qui ci vorrebbe un’area di sgambamento per i cani”, ecco la farei proprio come questa.

 

Muniti dei dischi gialli del maestro Werther, io e Ariel ci concentriamo in una serie di lanci scoordinati per lo più, ma ci divertiamo molto. Corre come una matta questa “pussola” e dopo un’oretta finalmente sembra essersi stancata almeno un poco. Decide di occuparsi della sua passione, indovinate un po’? Scavare! Il camper è un disastro urge una pulizia immediata. Scopriamo per puro caso un autolavaggio dove si può usare gratuitamente l’aspirapolvere, e quelle sono aspirapolveri crucche forti, mica cannucce per marmocchi!!! Se non sto attenta mi aspira anche la borsetta! Dopo aver dato una sistemata alla zona guida del camper, decidiamo di andare a pranzo anche oggi da Veggie House. Il camperista pure ha bisogno di punti fissi.

Laila ha vomitato nuovamente, chiamiamo in clinica per un consulto. Probabilmente le ore di viaggio, la foga nel mangiare, un insieme di cose la scombussolano. Bisogna dirlo, qui l’unica rimasta in salute sono io, anche Andrea ha ceduto. Ha mal di stomaco, deve aver esagerato con il cibo speziato, pensa se avessimo mangiato al McDonald’s, probabilmente ora sarebbe a letto disteso con un libro-mattone a leggere e io seduta al suo capezzale. Vi starete chiedendo che cosa c’entra il libro. Anni fa in vacanza Andrea si lasciò andare in una mangiata colossale a una velocità che solo con anni di allenamento si può raggiungere, poi durante la notte, mentre io dormivo beata, si è sentì male, molto male. Decise di non svegliarmi per non disturbarmi. Al mattino, al mio risveglio lo vidi tirato in volto e con un libro in mano. “Cosa fai?” gli chiesi stupita, “leggo, stanotte mi sono sentito male, credevo di morire”.

Domani si suona a Francoforte, in centro, meglio andare a dormire, non prima di aver litigato con la waschmaschine del campeggio e i suoni benedetti gettoni: 4 euro per un lavaggio, d’accordo ma almeno devi funzionare bella! La reception è chiusa ormai, chiediamo aiuto a due tedeschi innocenti appropinquatisi al lavello con le stoviglie da lavare. Non spiccicano una parola di inglese e mezza di italiano, ma alla fine arriviamo entrambi alla stessa conclusione: la lavatrice è rotta.

Notte.